Il territorio di Cava custodisce un'eredità storica e antropologica del tutto singolare, costituita dai resti di ben 31 torri (comunemente chiamate anche “polieri”) edificate a partire dal sedicesimo secolo lungo i valichi montani sul versante orientale della vallata; tali strutture presentano per la maggior parte una pianta cilindrica, mentre due sono a forma di parallelepipedo e quattro mostrano una struttura ad arco. Nonostante le attuali strutture in muratura risalgano al periodo vicereale, la celebre pratica della caccia ai colombi selvatici con l'ausilio delle reti vanta origini altomedievali: furono infatti le popolazioni longobarde, insediatesi nella valle tra l'ottavo e il nono secolo, a dare un forte impulso a questa attività, giungendo a regolarla dettagliatamente all'interno delle proprie leggi scritte per vietare il pignoramento o l'esproprio dei terreni di caccia (detti plagarie) e degli strumenti necessari al gioco. Questa complessa tecnica venatoria, che si svolgeva tradizionalmente nel mese di ottobre e che nel tempo destò l'ammirazione di celebri viaggiatori europei come lo scrittore Walter Scott, prevedeva la sistemazione sulle torri di enormi reti sospese nell'aria, lunghe fino a trenta metri e alte dieci, ciascuna dotata di un nome specifico legato alla sua precisa collocazione e funzione. Oggi questa antica memoria storica può essere riscoperta attraverso un affascinante percorso escursionistico che unisce natura e cultura. L'itinerario prende le mosse dal centro storico del casale dell'Annunziata, in prossimità della Chiesa parrocchiale fondata nel 1506 in sostituzione dell'antichissima e millenaria cappella di Santa Maria a Toro, situata a breve distanza sulle pendici meridionali del Monte Castello. Camminando tra i sentieri e superando la storica Cappella di "Casa ’e rose", il percorso raggiunge la località Serra – antico cuore delle battute di caccia – e prosegue lungo una direttrice che un tempo metteva in comunicazione i valichi di Borrello, Campitello e Arco, quest'ultimo celebre nell'Ottocento come sede di vivaci feste popolari all'aperto. Dalla collina Citola e dal crocevia di Camerelle (posto al confine con il comune di Nocera Superiore) fino a Ponticello di Santa Lucia, al Toppo di Sant'Anna, alla località Croce e al colle di San Liberatore, le torri superstiti con i loro robusti contrafforti in pietra continuano a vegliare silenziosamente su una tradizione che ha profondamente segnato l'identità sociale della comunità cavese.